Mostra “Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty” a Varese e Milano

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La mostra “Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty” sarà inaugurata a Varese domenica 28 maggio 2017, e a Milano giovedì 22 giugno 2017. Grazie al contributo della Polini Group, tutte le mostre sono a ingresso libero. Per la reperabilità del catalogo, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, contattare info@italialiberty.it.

I dettagli

Varese
28 maggio – 31 luglio 2017
1. Grand Hotel Campo dei Fiori
sabato e domenica: 10-12, 14-18, con visite a cura dei ciceroni FAI Giovani – prenotazione obbligatoria.

Saranno esposte suggestive immagini a firma di Sergio Ramari dell’opera di Giuseppe Sommaruga a Varese: Palace Grand Hotel; Sarnico: Villa Surre, le ville Faccanoni e l’asilo infantile; Milano: Palazzo Castiglioni, Casa Broggi e Casa Saporiti.

La mostra sarà una occasione unica ed assolutamente irripetibile di visitare il capolavoro di Giuseppe Sommaruga: Il Grand Hotel Campo dei Fiori.

Nelle eleganti stanze, nella sofisticata architettura esterna, attraverso le ampie vetrate e nei maestosi saloni si respira appieno il fascino malinconico di un gigante del Liberty dimenticato e lasciato ingiustamente all’incuria da cinque decenni, che potrebbe rinascere e ritornare agli antichi fasti grazie alla lungimiranza della nuova proprietà.

2. Archivio di Stato, Via Col di Lana, 5, Varese
Dal lunedì al venerdì: 9-16

Saranno esposti immagini e documenti originali del Sommaruga e di altri progettisti con prospetti di ville e cartoline antiche Liberty varesine; fotografie attuali di Davide Niglia, documenti originali e inediti tratti dagli archivi delle famiglie Cirla e Castiglioni (Milano):
Le fotografie di Davide Niglia fanno parte del progetto Censire la Bellezza, progetto avviato nel 2011 che si propone di catalogare gli edifici e gli artefatti in stile Liberty della Provincia di Varese.

Allo scopo di diffondere la conoscenza del patrimonio Liberty e di aiutare le amministrazioni pubbliche locali a proteggerlo e valorizzarlo. Questo lavoro di ricerca ha già portato all’individuazione di centinaia di edifici ed è stato svolto in collaborazione con diverse istituzioni.

In mostra anche opere che documentano il lavoro a Palermo di Vittorio Ducrot (nel centocinquantesimo dalla nascita) inerenti alle arti applicate nel periodo Liberty.

Per visite extra in entrambi i luoghi, contattare info@italialiberty.it

Pernottamenti: Il Palace Grand Hotel, a Varese, propone un soggiorno in stile Liberty mettendo a disposizione inoltre una navetta per le sedi varesine della mostra: www.palacevarese.com
Tel. 0332 327100 | info@palacevarese.com

Milano
22 giugno-25 luglio 2017
Palazzo Lombardia, Piazza Città di Lombardia, Milano 20124
Dal lunedì al venerdì: 13-19

Sotto il titolo Giuseppe Sommaruga, protagonista del Liberty in Italia tra architettura e arti applicate, i visitatori possono vedere esposte importanti pubblicazioni, tali la monografia di Monneret de Villard; articoli di Angelini su “Emporium” e di Giulio Ulisse Arata su “Pagine d’Arte”; nonché la monografia di Eleonora Bairati e Daniele Riva, Giuseppe Sommaruga. Un protagonista del Liberty italiano.

Milano e Roma – La formazione e primi progetti

Formazione di Sommaruga all’Accademia di Brera raccontata attraverso documenti e fotografie.

Immagini d’epoca dei maestri Camillo Boito e Luigi Broggi – formatori del Sommaruga.

Immagini esclusive di Casa Broggi in via Dante a Milano (1888-1889 ca): disegni di progettazione, pubblicazioni antiche e foto attuali di Sergio Ramari. Documentazioni originali del concorso per il progetto del Parlamento di Roma (1889).

Dall’Italia all’America per Concorsi e grandi esposizioni

Immagini di: Ossario di Palestro (1892-1893); Parlamenti di Buenos Aires (1895) e Montevideo (1903-1904); Cimiteri di Bergamo (1897) e Mantova (1903). Riferimenti a grandi esposizioni: Chalet Theobroma a Milano (1891); Padiglioni per Esposizioni Riunite a Milano (1893-1894); Padiglione italiano all’Expo di Saint Louis (1903-1904); Esposizione del Sempione (1906).

Le committenze: Aletti e Cirla – Edifici tra Milano, Roma, Varese e Lanzo d’Intelvi
Immagini e documenti di: Palazzo Adone Aletti a Roma (1895 ca.); Ville Giacomo e Giovanni Aletti a Roma (1897-1902 ca.). Edicola Aletti a Varese (1898).

Il rapporto privilegiato con la ditta Antonio Cirla e Figli,

• ritratti di Antonio e Anacleto Cirla, targhe e manifesti pubblicitari dell’epoca, più progetti (planimetrie e prospetti) e documenti originali dei seguenti:

• Cappella Cirla nel cimitero di Lanzo d’Intelvi (1890 ca.)

• Casa Antonio Cirla in Ripa di Porta Ticinese (1895-1896)

• Case operaie sul Naviglio Grande (1901-1904)

• Casa Anacleto Cirla in corso Colombo (1908)

• Villa Cirla a Lanzo d’Intelvi (1915-1920 ca.).

 

Milano Liberty – Palazzo Castiglioni e altri edifici

In questa sezione sono contenute anche parti non direttamente correlate al lavoro architettonico del Sommaruga:

Lo scandalo del portale e la fortuna critica documentata attraverso le vignette del “Guerin Meschino”, (riprodotto in digitale l’album fotografico), articoli apparsi sulle riviste dell’epoca (biblioteche del Politecnico di Milano e Torino), articolo di V. Cattò e L. Mariani Travi in “L’architettura”. Esposti i documenti di uno scandalo analogo avvenuto a Pesaro al tempo della Belle Epoque con i bassorilievi di villa Ruggeri. Lampada delle libellule di Mazzucotelli (originale), disegni e foto antiche con gli arredi della ditta Quarti, foto Arno Hammacher dei ferri battuti.

Foto delle feste in costume anni 20 e nozze Ferrarin-Castiglioni.

Opere di Mazzucotelli in originale tra ferri battuti e foto attuali delle opere.

Immagini suggestive di 10 palazzi Liberty a Milano a firma di grandi architetti.

Edilizia a Milano – Ristrutturazioni, case d’affitto, palazzine e stabilimenti industriali
Sezione di disegni dedicata a:
• Ristrutturazioni di Negozio Calderoni (1898)

• facciata di Casa Volonteri (1900)

• interni Palazzo Piva (1908); disegni riprodotti.

• case d’affitto: Casa Marelli (1896-1897, 1899), Casa Sommaruga (1908-1910), Casa Piccinelli (1909-1910)
• palazzine: Palazzina Salmoiraghi (1906-1907), Palazzina Comi (1906-1909), Palazzina Galimberti (1908-1910).

Stabilimenti industriali: Fabbricato ditta Piccinelli (1911-1912), disegni riprodotti.

Ville e Monumenti

Foto attuali e disegni riprodotti di: Villa Galimberti a Stresa (1906); Villa Carosio a Baveno (1908-1909); Villa Poletti a Lanzo d’Intelvi (1915-1917). Edicole funerarie Liberty nei vari cimiteri.
Mausoleo Salmoiraghi a Lanzo d’Intelvi (1915-1916), foto attuali.

Foto di monumenti Liberty di altri scultori e architetti già fruibili al Cimitero Monumentale di Milano scattate dai partecipanti al premio Italian Liberty.

La committenza Faccanoni tra Sarnico e Milano

Immagini e documenti della famiglia Faccanoni: ritratto di Giuseppe Faccanoni realizzato da G. Zangrando, panorama del porto di Trieste di G. Zangrando. Cancellata di Villa Luigi Faccanoni a Credaro (1907); Villa Pietro Faccanoni a Sarnico (1907); Villa Giuseppe Faccanoni a Sarnico (1907-1912).

Sistemazione del cimitero di Sarnico e Mausoleo Faccanoni (1906-1908).
Asilo infantile di Sarnico (1910-1912)
Villa Luigi Faccanoni a Sarnico (1912)
Villa Luigi Faccanoni (poi Romeo) a Milano (1912- 1914).

 

 

Note biografiche

Giuseppe Sommaruga nacque a Milano nel 1867, da una famiglia di artigiani decoratori. Seguì corsi di architettura all’Accademia di Brera sotto la guida di Camillo Boito, dal quale ereditò una particolare sensibilità nell’utilizzo dei materiali e la concezione di un’architettura “nazionale” – pur non condividendo i riferimenti medievali caratteristici del maestro.

Terminati gli studi, si distinse per numerosi successi in concorsi di architettura: il concorso Ricciardi-Pollini dell’Accademia di Parma (1887), il concorso della Canonica dell’Accademia di Brera (1888) il primo premio al concorso internazionale di architettura a Torino (1890).

I primi successi professionali furono legati allo studio dell’architetto Luigi Broggi: Sommaruga lavorò nel suo studio dal 1887 al 1892, maturando una buona esperienza con gli aspetti tecnici e stilistici del mestiere. Tramite lo studio, Sommaruga partecipò al prestigioso concorso per il Palazzo del Parlamento a Roma (1889).

Nel 1894, Sommaruga fu architetto generale delle esposizioni riunite di Milano: un ruolo prestigioso, che sicuramente contribuì a farlo conoscere alla committenza milanese.

L’ultimo decennio dell’Ottocento trascorse tra numerose commissioni private: edicole funebri (edicola Aletti, Varese, 1898, edicola Biffi, Galliano, 1898-99), ville (Villa Aletti, via di Villa Patrizi, Roma, 1897), ma, soprattutto edifici residenziali a Milano (Casa Cirla, Ripa di Porta Ticinese 63, 1895-96, Casa Marelli, Via Macedonia Melloni 37, 1896), tutti generalmente caratterizzate da uno stile eclettico.

All’inizio del Novecento, Sommaruga poteva dirsi un professionista ormai affermato e apprezzato e poteva vantare diverse pubblicazioni e buoni riscontri critici nelle riviste dell’epoca.

La puntualità, precisione, attenzione ai costi spesso sottolineate negli articoli attirarono l’attenzione di Ermenegildo Castiglioni, un giovane ingegnere allora in cerca di un architetto per un nuovo palazzo da costruire in Corso Venezia, a Milano.

L’incontro con Castiglioni fu la vera e propria svolta professionale per Sommaruga: il committente infatti vantava una grande disponibilità economica ed era particolarmente interessato agli ultimi sviluppi artistici e tecnologici nel campo dell’architettura. Si dice che i due viaggiarono anche in Francia e Inghilterra per conoscere e documentarsi sulle tendenze estere ma non è rimasta alcuna prova scritta a documentare tale esperienza.

Il risultato della collaborazione tra Castiglioni e Sommaruga fu Palazzo Castiglioni. Realizzato tra il 1900 e il 1903, accese enormi dibattiti nell’ambiente milanese per il suo carattere innovatore e irriverente ed è stato individuato dalla critica successiva come uno dei punti di riferimento per gli sviluppi liberty in Italia.

La struttura dell’edificio, sebbene in linea con la tradizione milanese ottocentesca, mostrava elementi di novità nell’utilizzo di elementi portanti in metallo e calcestruzzo armato; inoltre la facciata era intrisa di elementi decorativi originalissimi, derivati dall’Art Nouveau europea ma tradotti in un linguaggio assolutamente personale da Sommaruga.

Al centro dello scalpore finirono soprattutto le sculture di Ernesto Bazzaro, due figure simboliche femminili da collocarsi accanto all’ingresso – e rimosse poche settimane dopo l’inaugurazione a causa delle polemiche. L’eccessiva nudità dei soggetti valse all’edificio il nomignolo di ca’ di ciapp (casa delle chiappe).

Il misto di polemiche e ammirazione scaturito da Palazzo Castiglioni garantì a Sommaruga ulteriore fama, al punto che divenne il punto di riferimento di tutta la committenza alto borghese di Milano, entusiasta della sua innovativa ricerca stilistica.

Da quel momento in poi le commissioni si susseguirono senza sosta fino alla morte dell’architetto.

Tra il 1906 e il 1908 Sommaruga fu impegnato soprattutto con edifici residenziali a Milano:

  • la palazzina Antonio Comi in Via Piacenza, angolo Via Verona (1906), demolita.
  • la palazzina Samoiraghi in Via San Siro, angolo Via Raffaello Sanzio (1906), demolita.
  • la palazzina Antonio Galimberti in Via Buonarroti 41 (1908), demolita.
  • casa Anacleto Cirla in corso Colombo 10 (1908).

Le stesse famiglie si rivolsero all’architetto anche per le loro residenze di villeggiatura fuori città, tra le quali:

  • Villa Galimberti, Stresa, Lago Maggiore (1906)
  • Villa Cirla, Lanzo D’Intelvi, provincia di Como (1908)
  • Villa Carosio, Baveno (1908-09)
    • Villa Poletti, Lanzo D’Intelvi (1915)

e per i mausolei di famiglia

  • edicola funebre famiglia Comi, Varese (1908)
  • mausoleo Samiraghi, Lanzo D’Intelvi (1915-16).

Gli interventi più significativi di Sommaruga nella sua fase matura si ebbero però a Varese e Sarnico, sulla sponda occidentale del Lago d’Iseo, in provincia di Bergamo.

Se i progetti milanesi risentivano delle limitazioni derivate dalla scala ridotta degli interventi e dal loro carattere puntuale all’interno del tessuto urbano, a Varese e Sarnico Sommaruga restituì il meglio del proprio estro creativo, creando progetti su vasta scala, in relazione tra loro e soprattutto liberi dai vincoli formali della città.

Varese era allora al centro di un crescente interesse turistico da parte degli industriali milanesi. Sommaruga, grazie alla Società dei Grandi Alberghi Varesini e alla società varesina imprese elettriche, si trovò incaricato delle più importanti infrastrutture turistiche da realizzare sul territorio.

Il primo incarico fu il complesso del Grand Hotel Tre Croci, costituito da un Grande Albergo, un ristorante e una stazione della funicolare – inizialmente integrata all’albergo ma separata dal blocco principale in una seconda fase del progetto. L’intero complesso venne realizzato tra il 1908 e il 1911 ed è stato di particolare interesse per i critici per le sorprendenti analogie con i progetti di Antonio Sant’Elia.

Sempre per conto della Società dei Grandi Alberghi Varesini, Sommaruga realizzò sul colle Campigli a Varese il Grand Hotel Palace e il teatro Kursaal, anche questi collegati a valle da una piccola funicolare.

La società varesina imprese elettriche incaricò invece Sommaruga della realizzazione delle stazioni per la nuova linea elettrica tra Ghirla e Ponte Tresa, uno dei numerosi collegamenti realizzati in provincia per migliorare gli spostamenti dei residenti e l’offerta turistica.

Sempre nella zona di Varese, a breve distanza dal Grand Hotel Tre Croci, l’architetto realizzò le ville De Grandi, Edera, e Mercurio.

Gli interventi di Sommaruga a Sarnico furono legati invece alla committenza dei Faccanoni, una ricca famiglia di imprenditori che doveva la sua fortuna economica alla costruzione di acquedotti nell’impero austro-ungarico.

I tre fratelli Pietro, Giuseppe, e Luigi commissionarono a Sommaruga ampie ville a Sarnico: Villa Pietro Faccanoni – oggi Villa Passeri, via Orgnieri 1, Sarnico, 1907 – Villa Giuseppe Faccanoni – via Vittorio Veneto 56, Sarnico, 1907 – e villa Luigi Faccaoni – oggi Villa Surre, Via Predore 5, 1912.

L’architetto realizzò inoltre il Mausoleo di Famiglia nel cimitero del paese, applicando all’architettura cimiteriale alcune delle soluzioni formali già adottate nelle ville.

Soluzioni analoghe ricorrono anche nell’asilo infantile di Sarnico voluto da Antonio Faccanoni, zio di Pietro, Giuseppe e Luigi.

Luigi Faccanoni commissionò a Sommaruga anche una villa a Milano: villa Faccanoni Romeo – oggi la Clinica Columbus, Via Buonarroti, Milano, 1912-13 – ultimo importante intervento dell’architetto nel capoluogo lombardo.

In questo progetto, come in quasi tutte le sue realizzazioni, Sommaruga si avvalse del contributo dello scultore Ernesto Bazzarro e del mastro ferraio Alessandro Mazzucotelli.

Nonostante la notevole qualità architettonica, le ultime realizzazioni di Sommaruga vennero praticamente ignorate dalla stampa contemporanea, salvo qualche rarissima eccezione per i grandi alberghi di Varese – trattati perlopiù dalla stampa locale in occasione di grandi eventi o inaugurazioni.

Sommaruga morì nel 1917 a soli cinquant’anni: la sua scomparsa fu accompagnata da un paio di articoli di Giulio Ulisse Arata e Luigi Angelini ma la sua intera attività non fu mai ricapitolata prima del 1982, anno di pubblicazione della monografia di Eleonora Bairati e Daniele Riva.

A causa della scomparsa di tutti gli schizzi e del materiale di studio, sono ancora molte le lacune rimaste riguardo la brillante carriera di Giuseppe Sommaruga. La più completa opera monografica è ”Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty” (a cura di Andrea Speziali), Cartacanta editore, Forlì 2017 (http://www.italialiberty.it).

Gli allestimenti delle mostre sono dell’architetto Alessandro Angelo Carlo Raineri.

I curatori sono Vittorio Sgarbi e Andrea Speziali.

Il Comitato di Studio è composto da:
Angela Baila, Claudia Caramel, Claudio Critelli, Riccardo Gresta, Eugenio Guglielmi, Maurizio Lorber, Federica Mentasti, Piero Mondini, Antonio Paolucci, Paolo Portoghesi, Ettore Sessa, Vittorio Sgarbi, Andrea Speziali, Enrica Zaru

Il Comitato nazionale per le Celebrazioni nel Centenario dalla morte e centocinquantesimo dalla nascita di G. Sommaruga è composto da:
Gianpietro Alfarano, Angela Baila, Renato Barilli, Alessandro Bellenda, Fabio Benzi, Claudia Caramel, Cecilia Casadei, Giorgio Di Genova, Maria Flora Giubilei, Riccardo Gresta, Eugenio Guglielmi, Maurizio Lorber, Luigi Matteoni, Lara Vinca Masini, Antonio Paolucci, Paolo Portoghesi, Eugenio Rizzo, Ettore Sessa, Cristina Sirchia, Vittorio Sgarbi, Andrea Speziali, Ulisse Tramonti, Enrica Zaru, Paolo Zanzi.

Il Comitato è stato costituito con l’obiettivo di rinnovare l’interesse sulla personalità dell’architetto Liberty, realizzando nuovi e significativi interventi culturali per comprendere meglio le sue opere.

INIZIATIVE CORRELATE ALLA MOSTRA GIUSEPPE SOMMARUGA (1867-1917). UN PROTAGONISTA DEL LIBERTY

Concorso per opere fotografiche ‘‘Best Liberty City’’
Il concorso nasce per premiare la migliore città Liberty italiana attraverso i vostri scatti (il 2016 ha visto vincitrice Catania).

Potete gratuitamente inviare i vostri migliori scatti a info@italialiberty.it.

Sono previsti riconoscimenti sia alla città vincitrice che agli autori dei migliori scatti.

Progetto di recupero della Stazione di Ghirla

“Nell’anno in cui si celebra Giuseppe Sommaruga, è un peccato lasciare nell’abbandono la stazione di Ghirla”, questo è l’imperativo di Andrea Speziali che ha indetto la raccolta fondi ‘‘Salviamo la Stazione Ghirla’’ qui.

Parte della ferrovia Varese-Ponte Tresa/Luino, inaugurata nel 1903 e chiusa nel 1955, la stazione di Ghirla, a 15 km a nord diVarese, è un monumento storico ingiustamente trascurato di proprietà del Demanio fino al 2019 che ci proponiamo di rivalorizzare e restaurare.

Aggiunge Speziali, “Nel dettaglio, l’istituzione Italia Liberty, che ha già promosso lo stanziamento fondi per il restauro conservativo di Villa Zanelli a Savona, in Ligura, ha l’ambizioso progetto di convertire l’edificio ‘Ghirla’ nel primo museo esclusivamente dedicato alla raccolta delle opere Liberty italiane che ancora non hanno trovato la meritata collocazione.”

“Invitiamo tutti gli estimatori dello stile Liberty a contribuire, nelle loro possibilità, al recupero della stazione. Tutti i fondi raccolti verranno destinati all’ambizioso progetto culturale e di valorizzazione del territorio. conclude Speziali.

Maggiori informazioni: Mobile +(39) 320 0445798 | http://www.italialiberty.it

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Sovana, Maremma, southern Tuscany

Thanks to Toscana Promozione Turistica, and the municipality of Sorano, near Grosseto in southern Tuscany, eight members of the Foreign Press Association in Milan (Associazione della Stampa Estera, Milano), me included, were invited to visit the area, as explained in this article (in Italian).

Sovana, a hamlet of Sorano, was our destination on Day 1, of this three-day Educational Tour.

An Etruscan settlement, Sovana is known for its remarkable necropolis. But it wasn’t always so. If there’s one word associated with the Etruscan civilization, it is “disappearance”. After flourishing and innovating for one thousand years in what is now called central Italy, this remarkable people was subsumed by the Romans and, well, just vanished.

It’s only thanks to amateur Etruscologists, such as George Dennis, that the necropolis at Sovana was rediscovered. As he tells it, in the chapter on Sovana, in his seminal book The Cities and Cemeteries of Etruria (John Murray, Albemarle Street, London, 1848):

In the spring of 1843, Mr. Ainsley, my former fellow-traveller in Etruria, was making a third tour through this interesting land, and, not content with beaten tracks, he penetrated to Pitigliano, and thence made an excursion to Sovana, in quest of antiquities. Being aware that that place was known only as the site of the Roman Suana, he had no reason to expect relics of Etruscan times; yet, having established such an antiquity for Pitigliano, he shrewdly suspected the same for the neighbouring site. Here he inquired for antiquities. Antiquities! — “che roba è?” Nobody had ever heard of such “stuff” at Sovana. From the provost to the hind, all were alike ignorant. But his curiosity was excited by some columbaria and rock-hewn tombs of familiar character, and he proceeded to explore the surrounding ravines.

His suspicions were soon confirmed. Here were tombs with rock-hewn façades as at Norchia and Castel d’Asso, — and, following the range of cliffs, he came to a monument in the form of a temple, in a style both unique and beautiful. His surprise and delight at this discovery explained p483to the villagers who accompanied him the nature of the objects he was seeking. They were no less astonished to find a stranger display such interest in what to their simple mind was meaningless, or was regarded as a mere “scherzo” — a freak of Nature imitating Art, or a fanciful work carved in an idle or wanton mood by the “rude forefathers of the hamlet.” “Scherzi, scherzi! — is that the roba you want? there are plenty of such whims!” cried they; and they led him on from one rock-hewn monument to another, which excited his surprise and admiration more and more by their multitude, variety, and novel character, and afforded him convincing evidence of the Etruscan origin of Sovana.

The “scherzo” in question was this, the Tomb of the Siren (Tomba della Sirena):

tomba, sirena, etrusca, necropoli, sovana, sorano, grosseto, toscana, tomb, siren, mermaid, etruscan, necropolis, Tuscany,

And that’s no joke!

George Dennis’ life-ambition was to be an explorer. As he — and his friend Samuel Ainsley, a painter, showed, you don’t have to go to the ends of the earth in order to explore. You have to know what you are looking for, and try to understand how others see those same things. One person’s “scherzi” (“whims”) are another person’s treasure!

For the entire volume of George Dennis’ masterwork, see Cities and Cemeteries of Etruria, and we thank Bill Thayer for having made this available, on his remarkable website, which offers lots to explore, not just Etruscan!

Since Etruscan burial grounds were placed on main roads, as a form of “memento mori” avant la lettre, it is not surprising to find a thoroughfare going straight down the middle of the necropolis at Sovana. In typical Etruscan fashion, they even did road-building in their own way. For the ground on which Sovana, Sorano, and nearby Pitigliano, are built is tufo, or vulcanic rock, known for being very stable but also very porous, and malleable. The outcome? They dug straight down, sometimes more than three metres, to create what are called vie cave in Italian, or excavated roads. A description, with picture, is here: https://en.wikipedia.org/wiki/Via_cava, and here are a couple of my shots:

Thanks Toscana Promozione Turistica; image: Roberta Kedzierski
Thanks Toscana Promozione Turistica; image: Roberta Kedzierski

From the RK archive: Learning Italian — a terrific experience

Life just isn’t fair. Right when you think you have got the better of the Italian language, along comes the horrible realization that the more you know, the greater the risk of getting things wrong. For, if you think about it, when you are at the stage of struggling with your masculines and feminines and, bright and early one morning, you ask at the news-stand, for the Corriera della Sera, the worst that can happen is that the guy points you towards the bus-stop and mutters about you’re having a long wait. Sure there are the excruciatingly embarrassing moments when pena gets muddled up with pene and tetto becomes tetta. But these happen once. And once, only. You learn, quick. Or you decide you to get thee to a –– Trappist –– nunnery.

No, the trouble really starts when you’re pretty much up to speed. For, however diligently you may have studied the language, nothing — except the first time it happens — prepares you for the fact that costipato does not mean constipated, and vice versa. Actually, vice versa (it.) is not really the same as vice versa (eng.), but we leave that for now. Let’s stick to the big ones. And the biggest, surely, is that eventualmente does not mean that something WILL happen in the fullness of time, but that it might perhaps, just possibly, happen.

An Italian might be puzzled that the English-speaker is annoyed at being told that his or her plan is grandioso. Nothing to do with “grandiose” or “exaggerated”, but more like “great!” “fantastic!”. A certain degree of bemusement when an Anglo says “That was terrific, I really enjoyed it”. Why would something that is terrificante i.e., “terrifying” be considered fun? Then, how about the diplomatic incidents caused by the difference between a “tremendous kid” and un bambino tremendo? Nothing short of the difference between “fabulous” and “a total horror”.

That said, just because consistente does not mean “consistent”, and coerente does not mean “coherent”, that importante usually means “big” and that there is no Italian word for “relevant” since rilevante means “important”, that is no reason to lose hope. As the Nike ad used to say, “Just do it”. Which, in Italian, comes out as fallo, which can mean something else entirely. And goes to show that not even super-successful multi-million dollar organizations can avoid creating cross-cultural confusion at times.

And it keeps getting more complicated. You’d think you could be safe with something that came from a language that was long-dead, like Latin. No such luck. For, there is this strange phenomenon whereby — cut off from Europe by the Channel, one presumes — the English meaning of a Latin expression has evolved from the original and, as a consequence, from the Italian sense.

So, ad hoc in both Italian and English refers to something done with a specific purpose in mind and without taking account of further considerations. But, where in Italian it means “made-to-measure”, “designed for the purpose”, and is thus very positive, in English it tends to have a negative connotation of “improvised” or “done in a slap-dash manner”. Another one of these is quid pro quo (Italian qui pro quo) which in English, according to the Webster’s Dictionary signifies, “something given or received for something else” while in Italian the meaning (Zingarelli) is given as equivoco, confusion. So “something heard or understood for something else”. Same but different, if you get my drift.

Then there are Italian expressions used in English with diametrically different meanings (we can discuss the English to Italian shift some other time). Dining al fresco is one. In English, this sounds wonderful and most refined: fine china, sparkling crystal glasses, and the best silver while seated at the table under the pergola, while in Italian it would be much more prosaic: meal-times “in the slammer”.

If you think this is all getting a bit eccentric and you are tempted to switch off and read something more enjoyable — just hold on a second. For the word eccentrico offers another example. Its first meaning in Italian is “off-centre”, so un disegno eccentrico can merely mean something that is not symmetrical rather than something that is “over the top”. Which reminds me that someone told me the other day that the latter expression was a British figure of speech but I find defined in Webster’s without the chiefly Brit. gloss. Which, of course, brings us to another topic — this time the proverbial two cultures separated by a common language. But we can discuss that another time. Eventualmente.